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trio

Coppia di Lucca 23/03/26


di Membro VIP di Annunci69.it cazzobonsai69
25.03.2026    |    2.123    |    5 9.1
"Con colpi lunghi e profondi, lei mi prendeva, ogni spinta che mi spingeva più a fondo sulla verga di Francesco..."
STORIA VERA 23/03/26


La porta si aprì prima ancora che avessi finito di premere il campanello. Francesco mi sorrise, un sorriso franco e diretto che sciolse subito il nodo di tensione che avevo nello stomaco. Era un uomo di bell’aspetto, sulla trentina, con un fisico normale ma curato, vestito con semplici jeans e una maglietta scura. “Marco, benvenuto,” disse, stringendomi la mano con una presa salda. “Entra pure.”

Oltrepassai la soglia di un appartamento moderno e luminoso, a Lucca. L’odore di cena appena finita era ancora nell’aria. Mi guidò in un soggiorno ampio, dove i mobili minimali lasciavano spazio a un grande divano bianco. “Sara arriva subito,” annunciò, offrendomi un drink. Accettai un whisky, le dita che tremavano leggermente attorno al bicchiere. Ero lì, dopo mesi di fantasie e scambi di email sul sito per coppie aperte. Loro avevano letto il mio racconto, le mie confessioni su un corpo robusto da cinquantenne e un cazzo che, lo ammettevo senza vergogna, era molto piccolo. Erano rimasti incuriositi. Eccitati. E ora eccomi qui.

Il ticchettio dei tacchi alti sul parquet annunciò il suo arrivo. Sara fece il suo ingresso e il mio respiro si fermò per un secondo. Aveva ventisei anni, capelli biondi raccolti in una coda alta, un viso da angelo con labbra carnose. E il corpo… Dio, il corpo. Un fisico atletico, snello ma con curve pronunciate, seni prosperosi che tentavano la stoffa sottile della sua maglietta. Indossava leggings neri che si aderivano a ogni muscolo. “Ciao Marco,” disse, la voce un po’ roca, seducente senza sforzo. Si sedette accanto a Francesco sul divano, le loro cosce che si toccavano. Un’intimità evidente, complicice.

La conversazione fu breve, diretta al punto. “Abbiamo letto tutto,” disse Francesco, la mano di Sara che gli accarezzava la coscia. “Ci piace l’idea di esplorare, di giocare con le dinamiche. A Sara eccita l’idea di dominare, a volte. A me piace vedere, e partecipare.” Mi guardarono, aspettando. “Io…” iniziai, schiarendomi la voce. “Io vengo per piacervi. Per fare quello che volete. Il mio piacere è secondario.” Era la verità. Nel mio racconto avevo scritto che mi eccitava servire, essere usato.

Sara sorrise, uno sguardo che prometteva fuoco. “Perfetto. Allora mettiti comodo, Marco. Sul divano.” La sua voce era un ordine gentile. Mi spostai, sentendo il cuore battermi forte nel petto. Loro si scambiarono un bacio, lento e passionale, una lingua che cercava l’altra. Poi Sara si alzò. “Un attimo solo,” sussurrò, e uscì dalla stanza.

Francesce mi guardò. “Sei nervoso?”

“Un po’.”

“Non devi esserlo. È solo piacere.”

Quando Sara tornò, rimasi senza parole. Indossava un corpetto di pizzo nero che le sollevava i seni, lasciandoli quasi completamente scoperti, i capezzoli duri che premevano contro la trasparenza. La lingerie si stringeva su un ventre piatto e si perdeva in un perizoma dello stesso colore. E alla vita, fissato con un’imbracatura di cuoio nero, c’era uno strapon. Un dildo nero, realistico, di dimensioni notevoli ma non eccessive. Era una visione da capogiro. Potente, sensuale, completamente in controllo.

Si avvicinò a Francesco, che nel frattempo si era alzato. Lo baciò di nuovo, ma questa volta le sue mani andarono dritte all’imbracatura, afferrando il dildo finto, massaggiandolo attraverso il cuoio. Lui gemette nel bacio, le sue mani che le afferrarono i fianchi. Poi Sara si voltò verso di me. I suoi occhi erano scuri di desiderio. “Nudi,” disse semplicemente. “Tutti.”

Ci spogliammo rapidamente, i vestiti che finirono in un mucchio sul pavimento di legno della camera da letto, alla quale ci spostammo senza quasi parlare. L’aria era fresca sulla mia pelle. Mi sentivo esposto, vulnerabile, la mia piccola erezione che pulsava timidamente tra le gambe. Francesco era già nudo, seduto sul bordo del letto basso. Era completamente depilato, il suo cazzo di dimensioni normali – forse quindici centimetri – era già duro e pulsante. Sara mi indicò di inginocchiarmi sul tappeto morbido davanti a lui.

“Fallo bene,” mi ordinò lei, mentre si posizionava dietro di me.

Mi inginocchiai. L’odore del suo corpo, pulito e con una traccia di profumo muschiato, mi avvolse. Guardai il cazzo di Francesco, la pelle liscia e tesa, la punta già umida di precum. Mi chinai e presi la prima, timida leccata. Lui sospirò. Incoraggiato, aprii la bocca e lo ingoiai. Era caldo, salato, la pelle setosa contro la mia lingua. Iniziai a muovermi, su e giù, una mano che gli massaggiava le palle mentre l’altra si stringeva sul mio stesso cazzo piccolo, stimolandolo.

Dietro di me, sentii Sara che si inginocchiava. Sentii il contatto freddo del gel lubrificante che mi spalmava sull’ano. Non ero preparato, ma lo volevo. “Rilassati,” mormorò la sua voce accanto al mio orecchio. Poi la pressione, lenta, inesorabile, della punta dello strapon. Gemetti con la bocca piena, il suono soffocato dal cazzo di Francesco. Spinsi indietro, incontro a quella penetrazione, e lei entrò. Un’ondata di dolore acuto che si trasformò rapidamente in un senso di pienezza bruciante, elettrica. Mi stava scopando. Con colpi lunghi e profondi, lei mi prendeva, ogni spinta che mi spingeva più a fondo sulla verga di Francesco.

Il mondo si ridusse a sensazioni: il sapore del cazzo in bocca, il movimento ritmico della mia testa, il suono umido delle mie labbra; e da dietro, il clap sordo del suo bacino contro le mie natiche, il dildo che mi riempiva, strofinando quella parte interna che mi faceva vedere le stelle. Sara teneva il ritmo, una mano afferrata al mio fianco, l’altra che forse si toccava. I suoi gemetti bassi si univano ai nostri.

Poi, cambiamento. Sara si ritirò. “Ora lui,” disse a Francesco. Mi fece alzare, le gambe che tremavano. Mi fece stendere sul tappeto, a pancia in su. Sara si mise a cavalcioni sul mio viso, afferrandomi i capelli per guidarmi. “Leccala. Tutta.” La sua figa era depilata, liscia come seta, le labbra già gonfie e bagnate. L’odore era intenso, muschiato, delizioso. Affondai la lingua dentro di lei, cercando il clitoride. Lei gridò, dondolandosi sopra di me, il suo succo che mi bagnava il viso.

Nel frattempo, Francesco si era messo in posizione dietro di me. Sentii di nuovo il gel, poi la pressione reale, calda, viva del suo cazzo alla mia porta. Era più piccolo dello strapon, ma era vero. Con un gemito, cedetti, e lui entrò. Era una sensazione completamente diversa, più organica, più intima. Il calore del suo corpo contro il mio, il suo respiro affannoso. Mi scopava con colpi decisi, mentre io continuavo a leccare Sara con foga, le sue mani che mi stringevano il capo.

Il ritmo divenne frenetico, un’orchestra di gemiti, sospiri e colpi di carne. Poi Sara si spostò. “Adesso io lui,” ansimò. Francesco si ritirò da me e si sdraiò sul tappeto. Sara gli si mise sopra, allineando lo strapon al suo ano. Lui alzò le gambe, offrendosi. Io, istintivamente, mi spostai, prendendo il cazzo di Francesco, ancora duro e lucido, di nuovo in bocca. Guardai Sara che iniziava a penetrarlo, lentamente, i suoi muscoli addominali che si contraevano con lo sforzo. Stava scopando il marito, con un cazzo finto, mentre io succhiavo lui. L’immagine era così perversa, così eccitante che sentii il mio orgasmo avvicinarsi come un treno in corsa.

“Sto per venire,” gemette Francesco, la voce rotta.

“Anch’io,” ansimò Sara, il suo ritmo che diventava irregolare.

“Io… io…” non riuscii a finire.

Sara si ritrasse dallo strapon e si gettò sul tappeto, distesa, il corpo sudato e bellissimo sotto la luce calda. “Su di me,” ordinò, spalancando le braccia. “Tutto su di me.”

Francesco si alzò in ginocchio sopra di lei, il suo cazzo che pulsava. Io mi inginocchiai accanto, prendendo il mio piccolo cazzo in mano. Il primo getto partì da Francesco, strisce bianche e calde che schizzarono sul ventre di Sara, sui suoi seni. Quel sight mi fece esplodere. Con un grido soffocato, eiaculai, il mio seme che si unì al suo, schizzando più debolmente sul suo collo, sulle sue clavicole. Sara gemeva, una mano che si era infilata sotto il corpetto a stuzzicarsi un capezzolo, l’altra che si strofinava freneticamente sul clitoride, fino a che il suo corpo non fu scosso da un tremito violento.

Rimasi in ginocchio, ansimante, il mio seme che colava lentamente sul suo pelle....

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